Tela o panno, finissimo, preziosissimo, molle, delicato, che usavano gli antichi. È opinione che desso propriamente fosse un lino sottilissimo dell’India, dell’Egitto e delle vicinanze di Elide cui erano fatte le vesti più nobili, più stimate. Siccome poi tali vesti erano spesso colorate di porpora, il più pregiato di tutti i colori, ne avvenne che alcuni dissero bisso lo stesso colore di porpora. Vestirono di bisso i sacerdoti ebrei ed egizi. Alcuni interpreti voltano il greco ßùσσος, che si legge tanto nel nuovo quanto nel vecchio Testamento, per tela bella. Ma altre versioni spiegano la parola per seta. Tuttavia, giusta ciò che si ricava da molti antichi scrittori, e specialmente da Giulio Polluce, il bisso deve aver differito dalla nostra seta. Simon , che spiega la parola per tela bella, aggiunge una nota per ispiegarla, dicendo che v’era una specie di tela molto cara, che solo i gran signori portavano in Egitto, il che concorda perfettamente con ciò che dice Esichio e colle osservazioni di Bochart, che il bisso era una bella specie di tela tinta frequentemente di color porporino. Alcuni autori vogliono che il bisso sia lo stesso che il nostro cotone; altri lo prendono per linum asbestinum; altri finalmente credono che sia stato la ciocca di pelo di seta che si trova aderente alla pinna marina.[ ] Nella gran pinna del Mediterraneo questa sostanza è assai bene e grandemente sviluppata. In Italia questo bisso viene adoperato in più sorta di lavori, e pochi sono i musei che non abbiano un guanto od altro tessuto di questa sostanza” .
Il più antico manufatto realizzato in bisso marino, di cui noi abbiamo notizia, risale al IV secolo . Portato alla luce nel lontano 1912 presso una tomba femminile ad Aquincum, l’odierna Budapest, non è purtroppo giunto fino a noi ma andò distrutto durante un bombardamento nella seconda guerra mondiale. Il suo ritrovamento assume comunque una notevole importanza poiché fornisce prove certe della lavorazione del bisso marino sin dall’antichità

Saint Denise. Muséè d'art et histoire, No. 11.218.163
Beretto in bosso marino, fatto a mano. XIV secolo
Rinvenuto nel 1978 durante una campagna di scavi archeologici presso la Basilica di Saint Denis a nord di Parigi, il più antico manufatto realizzato in bisso marino è oggi una cuffietta finemente lavorata a maglia. In base a una datazione stratigrafica è da ascriversi al XIV sec.
Gran parte dei manufatti in bisso marino documentati, sono oggi conservati presso le collezioni di storia e scienze naturali e gran parte di essi sono ascrivibili ad un arco di tempo che va dal XVIII secolo fino alla metà del XX secolo. Tali oggetti trovano degna collocazione nei seguenti musei e collezioni : Museum der Kulturen, CH- Basel; Musèe d’Histoire Naturelle, CH- Neuchâtel; Naturhistorisches Museum der Burgergemeinde, CH- Bern; Zoologische Sammlung der Universität, D-Rostock; Museum für Naturkunde, D-Berlin
Gli studi finalizzati alla realizzazione di una scheda di riconoscimento del tessuto suffragati da metodologie di indagine morfologica e strutturale, sottolineano che le prime indicazioni utili per riconoscere un manufatto in bisso marino sono individuabili dal suo colore, dal tatto e dalla tecnica di lavorazione variabile a seconda della materia prima utilizzata o del prodotto finito che si voleva ottenere. In alcuni manufatti il bisso marino assume una colorazione bruno dorato, alla quale la luce solare conferisce uno splendore quasi serico donando al tessuto dei riflessi dai toni differenti che variano da tonalità color rame a un biondo aureo Le fonti bibliografiche attestano come talvolta il bisso marino venisse filato insieme ad altri materiali quali cotone, lino o seta. Tale consuetudine era dettata non solo da ragioni economiche ma anche da ragioni di ordine pratico, al fine dunque di conferire maggiore corposità e resistenza al manufatto, che però veniva decurtato della lucentezza, caratteristica intrinseca dei capi in bisso marino. Definito dai più, quasi di una leggerezza impalpabile, il bisso marino, accuratamente pulito e lavorato assume una consistenza serica. Non potendo basare il riconoscimento di manufatti in bisso marino esclusivamente su riconoscimento visivo, grazie all’ausilio delle nuove tecnologie oggi è possibile condurre delle indagini puntuali e non invasive in merito alla natura dei materiali con l’impiego di un microscopio elettronico a scansione
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