
IL BISSO NELLA
BIBBIA
L’uso millenario della parola bisso per indicare la seta marina ricavata dal mollusco bivalve denominato pinna nobilis, ha lasciato esili tracce anche in alcuni testi della Bibbia. Tentare di decifrarle è impresa affascinante e scoraggiante al tempo stesso: affascinante perché offre materia di riflessione intorno all’evidente intrecciarsi di diverse culture e civilizzazioni; scoraggiante perché la base documentaria contiene elementi frammentari, i quali non permettono conclusioni definitive circa il significato prossimo e remoto della parola “bisso” nella Bibbia . Da una parte è pacifico che l’etimo di bisso è il tardo latino byssus, il quale deriva dal greco bússos e questo a sua volta risale all’ ebraico bûş e alla più arcaica forma šëš. D’altra parte, poiché tanto l’ italiano “bisso” quanto i suoi corrispondenti ebraico, greco e latino possono significare sia una finissima tela di lino originaria dell’ Egitto, sia la celebre seta marina ricavata dai filamenti della pinna nobilis, è arduo stabilire se i testi biblici si riferiscano all’uno o all’altro materiale. In mancanza di uno studio accurato sull’argomento , occorre procedere quindi con molta cautela nella lettura dei testi per evitare di giungere a conclusioni erronee.
I testi biblici a cui si fa riferimento sono quelli in cui sussiste tale polisemia, mentre si tralasciano ovviamente quelli in cui è esplicito il riferimento al lino , per il quale esiste un termine ben preciso (ebr.: pešeth, gr.: línon, Vulgata: linum ). Nella Genesi (41, 42) è raccontato che il Faraone nel conferire a Giuseppe la carica di viceré di Egitto gli diede il suo sigillo e “lo fece vestir di vestimenti di bisso” (ebr. šëš, Vulgata: stola byssina). Poiché, come è noto, nella civiltà egizia, soltanto ai membri della casa reale era permesso indossare abiti di bisso marino, ci sono molte probabilità che qui il riferimento sia proprio a tale materiale.
Un esempio assai istruttivo, in cui appaiono con tutta evidenza le difficoltà connesse alla polisemia del vocabolo è offerto dal libro dell’ Esodo. Il capitolo 26 contiene le prescrizioni che Jahvé dà a Mosè per la costruzione del tabernacolo e la confezione dei paramenti sacerdotali . Innanzitutto è detto che il tabernacolo deve essere fatto con “dieci teli di fin lino ritorto” (Esodo 26,1, ebr.: šëš, Vulgata: facies decem cortinas de bysso retorta) e che “la lunghezza d’un telo sia di ventotto cubiti, e la larghezza di quattro cubiti” (Esodo 26,2), cioè di quattordici metri per due. Data la vastità della superficie in questione – duecentoottanta metri quadrati - sembra intuitivo che il termine vada riferito alla tela di lino piuttosto che al bisso marino. Viceversa, non è da escludere che le istruzioni riguardanti le vesti per i sacerdoti si riferiscano al prodotto ricavato dalla pinna nobilis. È noto infatti che nel Tempio e durante l’esercizio delle loro funzioni i sacerdoti dovevano indossare paramenti speciali che sottolineavano l’importanza del loro alto ufficio. Così circa l’ Efod (Esodo 28, 6-14 e 39,2-7), un specie di scapolare composto da due drappi tenuti insieme da due spalline, che copriva il petto e la schiena del sacerdote è detto: “facciano l’Efod d’oro, di violato, di porpora, di scarlatto, e di fin lino ritorto (ebr. šëš, Vulgata: bysso ritorta) …e sia il disegno del fregio che sarà sopra l’ Efod, col quale egli si cingerà, del medesimo lavoro, tirato dall’ Efod istesso, d’oro, di violato, di porpora, di scarlatto, e di fin lino ritorto.” Parimente, nel secondo libro delle Cronache ( cap. 5,12) viene riferito che quando il re Salomone fece trasportare l’arca dell’ alleanza da Sion nel tempio di Gerusalemme “i Leviti cantori d’infra tutte le loro compagnie, d’ Asaf, d’ Heman e di Iedetun , e’ lor fratelli, e’ lor figliuoli, [erano] vestiti di bisso” (ebr.: bûş, Vulgata: vestiti byssinis).
In un altro ambito, non più sacrale, bensì concernente la vita quotidiana, sembra plausibile ipotizzare l’uso di vestimenti per persone di alto lignaggio ricavati dalla lavorazione del bisso marino. Così, ad esempio, il poema acrostico sulla donna di valore incluso nel capitolo 31 del libro dei Proverbi afferma al versetto 22 che “fin lino (ebr. šëš, Vulgata: byssus) e porpora sono il suo vestire”. Nel Libro di Ester (8,15) si narra che Mardocheo, l’ ebreo esule alla corte di re Assuero e che divenne il suo primo ministro, “uscì d’innanzi al re, con vestimento reale di color violato, e bianco, e con gran corona d’oro, e con un ammanto di bisso (ebr. bûş , Vulgata: serico pallio) e di scarlatto”. In Ezechiele 16,13, in un capitolo da carttere fortemente simbolico, il profeta, con il tipico gesto nuziale dell’ antico Oriente, stende il lembo del suo mantello su una splendida fanciulla e le offre orecchini, anelli, collane, nonché vestiti di “fino lino” (ebr. šëš, Vulgata: bysso). A questi testi dell’ Antico Testamento che sembrano indicare l’uso di seta marina per i vesti delle persone benestanti o di alto lignaggio, si può aggiungerne un’altro tratto dal Nuovo Testamento. Nell’ evangelo di Luca (16, 19) la nota parabola dell’ uomo ricco e di Lazzaro inizia con le seguenti parole: “Hor v’era un huomo ricco, il qual si vestiva di porpora e di bisso (gr. bússos, Vulgata: byssus), dove il riferimento al bisso intende chiaramente evidenziare il contrasto tra l’agiatezza dell’ uno e la povertà dell’altra. Il bisso marino come simbolo di agiatezza riguarda non soltanto le singole persone, ma può servire a caratterizzare un’intera comunità. Nell’ Apocalisse l’annunzio della caduta di Babilonia (cap. 18,16), la “grande città “ viene descritta come colei “ch’era vestita di bisso (gr.: bússinon, Vulgata: bysso ), e di porpora, e di scarlatto: ed adorma d’oro, e di pietre preziose, e di perle..”, una evidente terminologia per indicare la potenza e la ricchezza di Babilonia.
Da ultimo, il termine può servire come elemento atto a descrivere l’evento escatologico della venuta del Signore per esercitare il suo regno in tutto il creato. Nell’ Apocalisse, al cap. 19,8, l’autore annunziando le “nozze dell’ Agnello” afferma che alla “Sposa è stato dato d’esser vestita di bisso (gr.: bússinon, Vulgata: byssino) rispendente e puro, percioche il bisso (gr.: bússinon, Vulgata: byssinum) son le opere giuste de’ santi.” Qui sono combinate insieme non meno di tre simbolismi biblici: le nozze esprimono la gioia e l’ attesa della chiesa per il ritorno imminente del suo Signore, la sposa rappresenta la Chiesa, la veste di bisso (che è stata data!) è il simbolo non di un opera propria dei credenti, bensì del prezioso dono di Dio alla chiesa di poter compiere opere giuste.
Non si può terminare questa rapida lettura dei testi biblici senza rilevare che, con l’ eccezione di Esodo 26 e 28, la Bibbia tende ad evitare l’ identificazione diretta sia con la finissima tela di lino originaria dell’ Egitto, sia con la con celebre seta marina ricavata dai filamenti della pinna nobilis, per rimanere in una sfera allusiva densa di profondi simbolismi. Insomma il materiale in questione non è ridotto a mercanzia, ma ha la funzione di elevare lo sguardo verso una sfera non transuente di valori, alla cui luce soltanto la storia umana può trovare un senso.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Generale
- Home
- Chi siamo
- Eventi
- Bisso (Emidio Campi)
- Bisso (Sergio Flore)
- Bisso (Michele Pastore)
- Bisso (Cosimo Sebastio)
- Chiara Vigo
- Evangelina Campi
- Antonella Galiuto
- Il Velo di Manoppello
- Pinna nobilis (Nicola Ungaro)
- L'eredita' di Chiara Vigo
- Conclusioni Emanuele Greco
la Bibbia evita l’ identificazione diretta sia con la finissima tela di lino originaria dell’ Egitto, sia con la celebre seta marina ricavata dai filamenti della pinna nobilis, per rimanere in una sfera allusiva densa di profondi simbolismi

