E’ noto che “il filo d’oro che viene dal mare”, il bisso, abbia un fascino evocativo profondamente radicato nelle popolazioni rivierasche del Mediterraneo.

Nel passato il bisso fu ricercato, apprezzato e reso nobile dall’uso riservato esclusivamente ai potenti di ogni epoca, attualmente, però, ne è rimasta traccia solo nel ricordo degli antichi splendori, nei ricami e nei manufatti giunti fino ai nostri giorni. Poichè la materia prima necessaria è venuta quasi del tutto a mancare. La norma vigente considera particolarmente protetta la Pinna nobilis, ne vieta la cattura, la detenzione, il commercio, ma, nonostante ciò, il più grande bivalve del Mediterraneo che produce il bisso naturale marino, la Pinna Nobilis L. viene inesorabilmente sradicata dai numerosi attrezzi radenti della pesca a strascico, inoltre, la capillare diffusione della pesca subacquea costiera, stermina gli esemplari superstiti delle Pinne sopravvissute alla pesca a strascico di predazione e capita soventemente di osservare i relitti delle conchiglie vuote esposti come trofei di pesca

Negli anni precedenti numerose sono state le iniziative per recuperare l’antica tradizione dei ricami e delle stoffe di bisso marino, tradizione che pare voler sopravvivere ad ogni costo nonostante i vari ostacoli incontrati nel suo percorso storico. Sono state effettuate ricerche scientifiche finalizzate alla pratica dell’allevamento assistito della Pinna nobilis con risultati biologicamente promettenti ma a costi sproporzionati rispetto al ricavo del bisso utilizzabile. Mi è stato chiesto di esprimere un parere scientifico in merito alla possibilità di reintrodurre la cultura del bisso nella città di Taranto e quindi esporrò quanto da me personalmente riscontrato.

La Pinna nobilis ed i suo bisso, storicamente hanno avuto una sede di elezione sulle coste pugliesi, oltre che sarde ed in particolare su quelle di Taranto e Gallipoli Una prova del recupero biologico della Pinna nobilis è stata ottenuta recentemente in corrispondenza della messa a dimora di una scogliera sommersa sperimentale, come presidio ed impedimento della pesca a strascico devastante sotto costa, a Sud delle Isole Cheradi, nella zona di mare dove storicamente venivano raccolte le grandi pinne che fornivano il bisso per i ricami e le preziose stoffe degli antichi greci e romani. Alla base dei blocchi che compongono la scogliera sono nate le Pinne giovani che simboleggiano il ritorno spontaneo nella propria sede di elezione, solo e soltanto perché il sito è stato protetto.

Pertanto risulta che l’allevamento assistito e, più precisamente l’accrescimento degli esemplari giovanili, trapiantati in luoghi protetti può dare una produzione di bisso naturale, i cui costi e ricavi devono essere calcolati nell’ambito del valore “amatoriale” e degli allevamenti “marginali”, connessi cioè ad altre attività principali che sopportano il carico economico per la propria funzione. Il reclutamento consentito degli esemplari giovanili può procurare il seme, necessario approvvigionamento per un successivo trapianto in zona di mare protetta, da destinare a parco di allevamento delle Pinne per la produzione di bisso naturale. Il Comune di Taranto, nella propria isola amministrativa di Torre Zozzoli, nell’arco ionico tra Taranto e Gallipoli, ha deliberato di costruire le strutture per una “Isola dei Delfini” con annesso parco marino protetto.

Nel medesimo parco protetto, a Levante ed a Ponente di Torre Zozzoli vi sono le condizioni edafiche e quelle economiche vantaggiose che riducono i costi per una iniziativa collaterale: quella di utilizzare una frazione del parco protetto per trapiantare gli stati giovanili di Pinna nobilis da mettere a dimora per l’accrescimento naturale. Il bisso prodotto nel parco protetto per Pinne si può prelevare periodicamente e parzialmente dagli esemplari che restano in accrescimento (tosatura). Oppure il bisso si può prelevare totalmente dagli esemplari adulti che giungono a fine carriera. La metodologia di accrescimento della Pinna, già sperimentata e consolidata, consente di ottenere il bisso marino naturale in quantità sufficiente per recuperare una antica tradizione e per conservare la memoria di questo prezioso dono del mare, che conserva ancora oggi intatto tutto il suo fascino evocativo di antichi splendori mediterranei.

Taranto potrebbe in questo modo costituire l’ultima riserva del bisso marino, della seta del mare, del prezioso filato luminoso e dai riflessi d’oro che, nei ricami e nello splendore dei tessuti, soddisfa un bisogno umano più o meno inconscio, che si appaga dal rapporto ancestrale con il mare e le sue produzioni preziose .

 

 

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