
La storia di Chiara Vigo, la sua esperienza di tessitrice, di artigiana, di depositaria di arti antiche ci pone di fronte ad alcuni interrogativi: Taranto lega la sua plurimillennaria storia al mare ed alle sue grandi ricchezze, è possibile riportare alla luce i suoi antichi tesori? La fama dei mitili tarantini era nota sin dall’epoca greco-romana e, fra essi, due la Pinna
nobilis ed il murice sono più volte citati nei brani dei classici come fonti di
produzione di tessuti pregiati e di una tintura particolarmente rara e preziosa,
la porpora; come mai non è giunta fino a noi una “Penelope del Bisso”?
La risposta ai tali quesiti potrebbe derivare ritornando indietro nel tempo e ricostruendo, seppure in modo sintetico, la storia del bisso tarantino.
Molti autori del passato e contemporanei si sono occupati, nelle loro opere, del bisso marino. Troviamo notizie dell’esistenza di tessuti realizzati, con ogni probabilità, con questi filati in Crisippo Solense, Quinto Settimio Florenzio Tertulliano, Rodolenzio e Panfilo Alessandrino. Aristotele, vissuto fra il 384 a.C. ed il 322 a.C., conosceva molto bene la “Pinna nobilis”
infatti nella suo trattato Storia degli animali descrive minuziosamente il
bivalve e si sofferma ad illustrare le sue abitudini di vita.
Si narra che i personaggi illustri dell’epoca romana indossavano toghe che avevano la caratteristica di conferire loro un aspetto aureo poiché, grazie all’incidenza della luce solare o ai riflessi delle luci artificiali, durante le cerimonie nei luoghi chiusi, la tonalità bruno bronzeo del tessuto con cui erano confezionate si illuminava di bagliori dorati.…………

Un ruolo importante nella storia del bisso tarantino fu quello svolto da Monsignor Giuseppe Capecelatro che fu arcivescovo a Taranto dal 1778 al 1836 e che studio la Pinna Nobilis con attenzione riportando i risultati dei suoi studi in un breve trattato “ Spiegazione delle conchiglie che si trovano nel piccolo mare di Taranto” Il Capecelatro, non solo ebbe il merito di descrivere con grande accuratezza tutti i passaggi della lavorazione del bisso sottolineando l’abilità e la professionalità oltre all’ingegno ed alla pazienza delle filatrici tarantine, ma si impegnò a far conoscere la bellezza dei lavori in bisso inviando in dono a molti personaggi illustri europei, dei capi di abbigliamento, con l’intento di promuovere la richiesta dei personaggi facoltosi e di far in tal modo prosperare le manifatture tarantine specializzate in produzioni di lusso. A tal scopo, il Capecelatro, venuto a conoscenza del viaggio in itinere del musicista tarantino Giovanni Paisiello, diretto a San Pietroburgo nell’anno 1780, approfittò della occasione per inviare un dono alla zarina Caterina di Russia. Alla sovrana, nota all’epoca per il suo interesse per le scienze, donò una raccolta composta da 22 conchiglie accompagnate da una breve spiegazione che illustrava ampiamente i vari molluschi, il loro nome in greco, in latino e nel dialetto locale facendo ampi riferimenti ai testi letterari che ne avevano parlato in precedenza
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