Nato a Cagliari nel lontano 1840 , presso una famiglia agiata di origine piemontese, consegnò il suo nome alla storia distinguendosi per rettitudine d’animo, rigore morale, cultura, patriottismo e onestà. Suo padre Giovanni, architetto del regio Palazzo di Cagliari, lo incoraggiò ad intraprendere gli studi in ambito universitario dove giovanissimo conseguì la laurea in medicina insieme a suo fratello Luigi. Appena ventenne, sentì subito il bisogno di uscire dall’Isola per ampliare i suoi orizzonti umani e culturali. Ufficiale in carriera del Corpo Medico dell’Esercito, assolse il suo incarico osservando alla lettera i dettami che contraddistinguevano la società borghese del tempo. Lo animava uno spirito critico ed indipendente che, nel corso della sua lunga esistenza, lo avrebbe portato a viaggiare per buona parte del vecchio continente. La prima tappa fu a Genova dove entrò a far pratica presso l’Ospedale Francese che a quei tempi era all’avanguardia per i suoi metodi di cura. Risale forse già a quegli anni l’interesse per la terapia basata sui massaggi e la ginnastica riabilitativa del corpo introdotta in Francia da alcuni anni, dopo gli insegnamenti impartiti in materia dalla scuola medica svedese. Indossata la divisa dei Lancieri d’Aosta, il giovane medico non si sottrasse ai doveri di buon patriota combattendo prima contro gli austriaci a Montebello e due anni dopo in Calabria al seguito della spedizione cui era stato affidato il compito di stanare i briganti assoldati dallo Stato pontificio e dai Borboni. Prese parte alla terza guerra di indipendenza e, nel 1870, in segno di riconoscimento per il servizio prestato fu nominato direttore sanitario del Deposito di convalescenza a Moncalieri. Il “dottorino sardo”, così era stato affettuosamente chiamato a Genova per la sua giovane età, sviluppò ben presto uno spiccato interesse per la massotherapie, termine coniato dai francesi, che soleva indicare quella branca della medicina che largo ricorso faceva dei massaggi e della ginnastica riabilitativa, ossia quella particolare disciplina medica oggi indicata come riabilitazione funzionale, pubblicando sull’argomento diverse monografie . Nei primi anni del 1880 il suo lavoro fu assorbito da altri interessi che lo portarono a frequentare per circa due mesi e mezzo l’Istituto anatomico di Siena diretto dall’allora professore Guglielmo Romiti. A quegli anni sono ascrivibili gli studi da lui pubblicati dal titolo “Contributo alla conoscenza di alcuni punti dei genitali muliebri” e un altro studio “Sulla cura delle granulazioni palpebrali”, edito dal giornale medico “Lo sperimentale” nel maggio del 1883. Lasciato l’esercito, a dargli una certa notorietà fu l’amicizia che a Torino, sul finire del secolo, lo legò a Luigi Kossuth, l’eroe della rivoluzione liberale ungherese che, esule dal suo Paese dopo l’invasione russa seguita agli avvenimenti del 1848- ̀49, aveva passato il resto della sua vita viaggiando per l’Europa e l’America stabilendosi poi definitivamente a Torino. Conosciuto il medico sardo si affidò alle sue cure. In seguito a gravi problemi di salute che lo resero quasi cieco per mesi, il dottor Basso- Arnoux fece ritorno in Sardegna. Gli anni seguenti alla guarigione furono segnati da numerosi viaggi, intrapresi dal dottore sia per motivi di piacere che ragioni di natura professionale, che lo spinsero fino a Stoccolma per poi vederlo anni dopo impegnato nella pubblicazione di un saggio dal titolo “ Note sul Massaggio, sugli stabilimenti di terapia meccanica e sulla ginnastica pedagogica in Stoccolma [...]”. Dedicò l’opera “Al venerando nonagenario Luigi Kossuth rinvigorito dalla terapia meccanica che da tre anni gli viene impartita”. In quegli anni, correva l’anno 1892, il non più giovane dottore era infatti ritornato a Torino accanto al patriota magiaro. Quando l’esule ungherese morì, il 20 marzo 1894, i corrispondenti torinesi de “L’Unione Sarda”, al compianto per la perdita di un così illustre concittadino, unirono le lodi rivolte “al sardo dottor Basso- Arnoux, medico, amico, commensale della famiglia, alle cui cure incessanti si doveva in gran parte la gagliardia di quella verde vecchiezza”. In un altro articolo si legge: “Negli ultimi anni, sofferente più per l’età avanzata che per gli acciacchi, era curato amorevolmente da un nostro egregio concittadino, il dottor Giuseppe Basso- Arnoux che, per la lunga consuetudine, era diventato più che premuroso medico, amico e l’affettuoso compagno che lo conduceva, cadente per l’età, per le vie di Torino” . Le straordinarie vicende storiche e umane del dottor Basso- Arnoux lo spingono ad intraprendere nuove iniziative mirate all’apertura di una casa di cure ad Arad, in Ungheria, corteggiato dalle proposte ricevute dai maggiori esponenti del partito di Kossuth, i quali lo esortarono e lo incoraggiarono offrendogli cospicui guadagni in segno di gratitudine per il servizio prestato al loro concittadino. Il progetto si rivelò ben presto fallimentare e spinse l’allora già “capitano medico in ritiro” a far definitivamente ritorno nella sua terra natia, la Sardegna. Si stabilì a Carloforte nel castello di Santa Teresa, un’antica fortificazione sabauda. In quegli anni fu presumibilmente l’attività medica specialistica a spingere Basso- Arnoux ad intraprendere le iniziative mirate alla valorizzazione dell’artigianato del bisso marino, poiché il sanitario aveva riscontrato come particolarmente efficaci i massaggi eseguiti con guanti realizzati col suddetto materiale. Nel 1916 pubblicò sull’argomento una interessantissima e completa monografia intitolata “Sulla pesca ed utilizzazione della Pinna Nobilis e del relativo Bisso” nella quale, oltre ai suoi studi e ai suoi vari esperimenti, egli chiarisce quali furono i motivi che lo indussero ad occuparsi del pregiato tessuto. “Io conobbi il bisso fin dall’infanzia perché mio padre ne portava i guanti ed essendo architetto del regio palazzo ne provvedeva a S. M. il re Carlo Alberto, e conservai sempre vivo il ricordo della mamma, che regolarmente nei giorni di festa indossava una piccola mantiglia di bisso dorato. Trascorsero però molti anni quando, chiamato ad Oristano per ragioni professionali, alcuni pescatori di Cabras mi offrirono l’acquisto d’un mazzo di fiocchi di bisso, provenienti dalle numerose pinne esistenti nel golfo. Ciò bastò a risvegliare in me il ricordo di quanto il babbo mi narrava circa la magnificenza degli antichi, e colpito dalla morbidezza eccezionale di quel prodotto, dalla dolcezza al tatto, e dalla sua potente coibenza del calore, mi venne in animo di praticare il massaggio con guanti di bisso” . Per reperire il bisso in quantità sufficiente, Basso Arnoux si rivolse a due conoscenti, l’ingegnere Maurandi di Carloforte e il dott. Angelo Falconi, medico condotto a La Maddalena; l’impresa non si rivelò semplice come pareva essere, ma si riuscì a mettere insieme 43kg di ciuffi. Il medico intraprese quindi la ricerca di opifici in grado di filare il bisso con telai meccanici, ma non riuscì nell’ intento, posto che tutte le filande di Torino, Biella, Milano e Como declinarono l’invito a causa dell’ esigua quantità di bisso disponibile . Lo stesso Basso- Arnoux conscio delle grosse difficoltà a reperire la preziosa materia prima, anni dopo scrisse: “Fa ridere il sentire degli industriali chiedere quante tonnellate ne può avere! Quasi che si trattasse di alghe marine o di juta o quando mi si domandò della prima filanda di Biella 500 kg per fare l’esperienza della filatura” . Un successivo tentativo operato presso la fabbrica “Floretspinnerei Ringrald” di Basilea attraverso il “Signor Sala un setaiolo residente a Como” ebbe esito negativo in quanto la fabbrica, peraltro specializzata nella sperimentazione di nuove fibre tessili, rifiutò di trattare il materiale che, essendo troppo ricco di impurità, avrebbe bloccato le macchine per due giorni . Dopo i falliti tentativi per recuperare grandi quantità di bisso destinate alla filatura, Basso- Arnoux si convinse che molti fiocchi non potevano essere filati perché troppo corti e perciò dovevano essere utilizzati in altri lavori. Costituì anche la “Byssus Ichnusa Society”, Società Anonima con sede a Londra, che aveva lo scopo di riportare nell’ uso corrente il tessuto di bisso, già apprezzatissimo nell’antichità tanto da essere riservato per i manti reali e per gli indumenti di culto . Fu attraverso questa società che il Basso- Arnoux partecipò alla Esposizione- vendita di lavori femminili, inaugurata a Torino il 5 marzo 1908, presentando fiocchi di bisso di diverse varietà, ma, nonostante le spese e i sacrifici affrontati, non ottenne i risultati che si era proposto e il pubblico rimase indifferente nonostante avesse fatto stampare opuscoli con le relative notizie.



 

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