Chiara Vigo nasce a Calasetta ed è la prima di sei fratelli. La sua è una famiglia numerosa ove Chiara trascorre un’infanzia serena e felice, tuttavia, alla morte del papà, avvenuta nel 1963, la mamma, per poter proseguire nella sua professione di ostetrica, è costretta a trasferirsi a Sant’Antioco, presso i suoceri e quindi Chiara è affidata, insieme ai suoi fratelli, alle cure dei nonni paterni. Anche qui la bambina ha modo di vivere in una grande casa, insieme ai nonni, ai bisnonni ed ad uno zio, un alto prelato, che cura la sua formazione spirituale. Riveste un’importanza particolare, nelle successive scelte di vita della piccola Chiara, la figura della nonna paterna, Maria Maddalena Rosina Mereu, detta Leonilde, maestro di tessuto, che trasmette alla bambina il suo spirito artistico, ma soprattutto la passione per il bisso. Chiara studia all’Istituto Magistrale e, dopo il diploma, insegna per diversi anni, successivamente si occupa di giornalismo e viaggia e legge molto per arricchire la sua formazione, ma soprattutto per ricercare se stessa, fino a che, nel 1980 non torna a Sant’Antioco con le idee finalmente chiare, seguirà le orme di sua nonna e diventerà anche lei un “maestro di bisso” poiché il destino aveva tracciato il percorso della sua vita in maniera che così fosse.

La giornata di Chiara inizia ogni mattina all’alba, la sua stanza si affaccia sulla strada maestra, la sua finestra è sempre aperta e tutti possono osservare il suo lavoro. Il mese di Maggio per Chiara è molto importante poiché in questo periodo, nello stagno Cirdu cambiano le correnti ed i fanghi del fondale si ammorbidiscono ed è quindi possibile tuffarsi e farsi regalare dalle pinne un piccolo ciuffo di fili. Chiara sceglie solo gli animali più anziani e fa in modo che essi non subiscano alcun trauma poiché, grazie alla scarsa resistenza del fondale, in quel periodo, il piede della Pinna Nobilis, può essere estratto senza strappi dal fango ed è possibile procedere al taglio, con uno speciale bisturi biologico ideato dalla stessa Chiara, della seta marina, a circa 5 cm di distanza dal piede e solo nella quantità necessaria a tramandare la tradizione. Successivamente rimette, con ogni cautela, l’animale a dimora sino all’anno successivo. Questa operazione le consente di ottenere circa 100 gr. di seta che dovrà essere accuratamente dissalata. La fibra viene quindi immersa nelle acque dello stagno di Santa Caterina, che possiede una salinità inferiore, e gradualmente si procede all’aggiunta di acqua dolce. Una drastica riduzione della salinità potrebbe provocare un irrigidimento irreversibile della fibra che non potrebbe più essere cardata ed andrebbe quindi perduta. Alla fine del procedimento di dissalatura, Chiara aggiunge al bisso un componente naturale che lo rende lucido e filabile e lo pone, con delicatezza ad asciugare all’ombra. A questo punto, una volta asciutto, è possibile procedere ad una prima fase di pulitura che consiste nell’asportare, con apposite pinze, le piccole conchiglie e i residui di alghe marine ed ad una successiva fase di cardatura, con un cardo a spillo in acciaio, al termine della quale si ottiene una morbida e sottile bambagia che è pronta per essere filata. La filatura è una operazione che richiede una grande abilità ed esperienza, ma Chiara, con il suo piccolo fuso di oleandro, la esegue con una tale sicurezza e velocità che sembra facilissimo. Quando però offre il suo fuso per provare, ci si rende immediatamente conto che è quasi impossibile trasformare la bambagia informe in un robusto filo, senza che esso si rompa: i movimenti delle mani devono essere rapidi e precisi e solo grazie ad una grande esperienza è possibile compiere questa operazione con successo. Dopo di ciò la fibra così filata, viene ritorta ed è pronta per la tessitura. Chiara utilizza ancora oggi un pesantissimo telaio in legno ereditato dalla nonna e maestra Leonilde Mereu.

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