Nel 1891, nella piccola isola di Sant’Antioco, venne alla luce Italo Diana, un abile imprenditore sardo la cui opera rivestì una notevole importanza per i tentativi effettuati nel rilancio dell’artigianato del bisso in Sardegna. Nato da famiglia agiata, il Diana, manifestò sin dalla più tenera età un grande interesse per tutte le attività che richiedevano abilità manuali e scoprì, in seguito, una particolare propensione per l’artigianato tessile.(16) Nonostante, in quell’epoca le attività di filatura e tessitura fossero considerate una prerogativa esclusivamente femminile, Italo Diana coltivò una vera passione per questi lavori, specializzandosi a tal punto da essere considerato un vero maestro. Investì risorse familiari, pur con il disappunto di sua moglie che non condivideva il suo entusiasmo per il bisso e, negli anni 1923/1924 fondò una scuola di tessitura allo scopo di far rivivere la tradizione del bisso marino in Sardegna. (17) La scuola di Italo Diana aveva sede in via Magenta ed era frequentata da una decina di allieve che realizzavano manufatti in lana, lino, cotone, orbace, e, naturalmente, bisso marino. (18) Il signor Diana si occupò personalmente del rifornimento della materia prima: egli era solito pagare i pescatori a giornata affinchè gli fornissero le Pinne intere, poi si dedicava all’estrazione dei bioccoli di bisso mediante l’asportazione del peduncolo per evitare la dispersione dei filamenti durante l’esposizione all’aria ed infine rendeva le nacchere ai pescatori per la vendita o il consumo a scopo alimentare . (19) La scuola riscosse una certa notorietà nel periodo fascista, le sue produzioni varcarono i confini regionali e furono esposte in varie Mostre, a Venezia, Salsomaggiore e Sorrento oltre che naturalmente nelle varie esposizioni tenutesi in Sardegna a Cagliari e Sassari.

 

 

 

 

 

Generale