Chiara utilizza, ancora oggi, un
pesantissimo telaio in legno ereditato dalla nonna. Esso
molto antico, ma ancora molto robusto, la cassa battente presenta una
bella incisione che raffigura due arpie poste di fronte. Non è possibile
lavorare il bisso con i moderni telai, il filato è estremamente delicato e
potrebbe rompersi, per cui l’intera orditura deve essere realizzata a mano. Si
procede dunque con il preparare dei “licci” di lino annodandoli manualmente,
attraverso di essi si passeranno i fili dell’ordito, precedentemente avvolto a
mano nel “subbio”, a loro volta i fili verranno inseriti in un pettine formato
da piccole canne e finalmente si procederà alla tessitura del disegno
precedentemente creato su carta quadrettata.
Il ricamo va eseguito con le dita, senza ago, che potrebbe danneggiare la fibra, e con molta attenzione nell’inserimento prima della battuta del tessuto.
L’intero procedimento, minuziosamente descritto dalla stessa Chiara , è estremamente lungo e laborioso pertanto è possibile realizzare solo pochissimi pezzi in un anno. Tuttavia Chiara, nella sua grande generosità, si dichiara disposta a realizzare e donare un suo lavoro a qualsiasi museo intenzionato ad esporlo per tramandare le antiche tradizioni.
Una delle sue opere più importanti è il “ Leone di Tiro” che Chiara ha voluto dedicare, con queste parole, a tutte le donne del mondo al cui silenzioso ed instancabile lavoro nessuno dà il giusto riconoscimento:
“Un Leone”

Un Asfodelo d’Oro fra le mani
Un’emozione ed un pensiero
Rivolto alle donne.
Quante volte, altre vite
Altri fusi, altri telai
Ugualmente importanti
Mai un pensiero, né asfodeli d’oro.
Tesserò per quelle donne un Leone
Che al sole brilli come la loro anima
Eccolo! Al sole brilla
Al buio dorme
Come ogni donna è prezioso
Nessuno mai potrà comprarlo
Nessuno mai potrà venderlo
Né barattarlo.
Godete! Del regalo del mare!
Le mie mani, solo strumenti
Nella mia mente un pensiero
D’amore per voi, donne importanti.
Chiara è in grado di effettuare, utilizzando ingredienti assolutamente naturali, anche le operazioni di tintura dei filati.

Ponendo a bollire le cortecce di melograno, ottiene il nero, dalle radici essiccate della robbia, il rosso, dalle foglie di alaterno il verde, e poi ancora tanti altri splendidi e smaglianti colori dalle bucce della cipolla, dalle bacche di lentisco, dalle scorze dell’arancio, dall’elicriso e dal mirto. I colori così ricavati presentano le stesse splendide imperfezioni e mutevolezze della natura, ma soprattutto nascono dalla antica esperienza che consente di trasmettere, grazie al calore del corpo ed alla traspirazione naturale dell’organismo umano, i principi attivi dei vegetali accumulati nei filati grazie alle procedure di infusione e di macerazione. In questa maniera anche il sudare risulta benefico per l’organismo. In un suo libro, intitolato “i colori dei sogni” Chiara narra come l’uso dei colori, in passato fosse legato ad una sorta di medicina preventiva naturale. E’ scientificamente provato, ad esempio, che la pianta del melograno contiene, in tutte le sue parti, due alcaloidi: la pelletierina e l’iso-pelletierina, che sono effettivamente attivi contro le parassitosi intestinali. Sappiamo che dal melograno si ottiene il nero ed è risaputo che in tutti i Paesi caldi e vicini al mare, nel passato, si era soliti indossare fasce nere attorno all’addome, probabilmente, nel corso dei secoli, questo uso si era consolidato proprio per proteggersi e per difendersi dalle infezioni intestinali, sempre in agguato a causa della mancanza di igiene e delle temperature elevate. Anche il verde ottenuto dal salice aveva i suoi effetti terapeutici, infatti è risaputo che uno dei componenti dell’aspirina è proprio l’acido salicilico, un potente infiammatorio. Se ci soffermiamo a riflettere sul fatto che, ancora oggi le tute mimetiche dei militari, costretti a strisciare su terreni accidentati, sono verdi, potremmo concludere che probabilmente i principi attivi rilasciati dal colorante naturale, nel passato, aiutassero i soldati a combattere il dolore e l’indolenzimento. I filati realizzati in bisso, in realtà, non hanno alcun bisogno di essere tinti, ma solo “sbiancati”, come si dice usando un termine tecnico per indicare la semplice procedura di immersione in succo di limone puro, che consente al bisso grezzo di diventare una fibra con lo splendore dell’oro e la morbidezza della seta.

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